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Proposte per un Recovery Plan fondato sul patrimonio culturale

Anche gli archeologi intendono dare il proprio contributo alla costruzione di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che non sia elaborato solo nelle più o meno segrete stanze di politici e super-manager. Un Piano realmente fondato sulla cultura e sul patrimonio culturale sentiti non come un’appendice, un abbellimento, un regalino agli intellettuali, ma come un asse strategico per costruire - come si ripete continuamente - un nuovo modello di sviluppo per il nostro Paese a partire dalla tragedia della pandemia.

Per questo le associazioni che rappresentano gli archeologi italiani, sia i liberi professionisti e le imprese, sia i funzionari del Mibact, sia i professori universitari, tutti insieme forse per la prima volta, hanno elaborato un articolato documento contenente un ventaglio notevole di proposte. Nessuna delle quali si configura come ristoro o ‘aiutino’ o, peggio ancora, come “intervento a pioggia”, ma tutte orientate a rilanciare la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico (e, più in generale, culturale) sentito finalmente non come un problema ma come un’autentica risorsa per la crescita dell’Italia.

Perché non ci sono solo Pompei e il Colosseo, che ancora oggi concentrano l’attenzione dei media e del grande pubblico. E finché si punterà solo sui cosiddetti ‘grandi attrattori’ i risultati saranno minimi: quanti milioni di visitatori in più potranno sostenere Pompei e il Colosseo oltre quelli che già affollavano la città vesuviana e l’anfiteatro flavio prima del covid?

La scommessa si gioca sull’enorme patrimonio diffuso in tutto il Paese, sulla creazione di un vero mercato della cultura e di un’imprenditoria culturale degna di questo nome. Ecco perché gli archeologi insistono nel presentare l’archeologia come un settore dal forte impatto sociale, capace non solo di ricostruire la memoria storica, le radici culturali della comunità, dandole voce, ma anche di rappresentare uno dei principali fattori di animazione del mercato turistico e offrire lavoro a una vasta rete di imprese specializzate e di professionisti.

È noto da tempo che gli investimenti nel settore culturale siano generatori di sviluppo e abbiano una incidenza maggiore rispetto a ogni altro settore produttivo: Impresa Cultura Italia – Confcommercio stimano in 2,65 euro di indotto locale ogni euro investito in cultura.

Per una valorizzazione piena del patrimonio archeologico e culturale serve innanzitutto una valorizzazione delle professioni di beni culturali, a partire dal loro pieno riconoscimento. Serve inoltre la conoscenza: non si può tutelare e valorizzare ciò che non si conosce. Ecco la richiesta di prevedere sempre la fase di studio e di pubblicazione (aperta, accessibile e disponibile per tutti) in tutte le attività costituenti lo scavo archeologico. La montagna di inedito è ormai insopportabile e non si può continuare a scavare senza pubblicare e rendere noti i risultati delle ricerche.

Di grande interesse sono anche le proposte in campo fiscale, a partire dalla convinzione che ogni indagine archeologica generi un arricchimento per lo Stato anche per l’incremento di valore economico apportato al patrimonio pubblico attraverso l’immissione al Demanio di nuovi beni, opportunamente schedati, negli inventari patrimoniali dello Stato.

Si rilancia, inoltre, una proposta dal grande impatto sui consumi culturali: la detrazione delle spese per le attività culturali. Analogamente a quanto già avviene per le spese sanitarie, si chiede che i biglietti di ingresso o gli abbonamenti a musei, teatri, cinema, le spese per libri, abbonamenti a riviste, prodotti cartacei o audio-video, attività formative, laboratori, visite guidate, tessere di associazioni culturali, comprese le attività in campo archeologico, come visite guidate, laboratori, attività formative, etc. possano essere detratte dalla dichiarazione dei redditi.

In tal modo si incrementerebbero i consumi culturali e si contribuirebbe a fare emergere dal “nero” o dal “grigio” anche molte attività oggi sommerse. I mancati introiti fiscali per tali detrazioni sarebbero compensati dall’incremento dell’economia della cultura sostenuta dalla crescita della domanda.

Si chiede inoltre l’istituzione di un fondo per supportare i privati che sostengano dei costi per indagini archeologiche preventive per interventi privati di costruzione e ristrutturazione e in particolare per quanti devono affrontare interventi di ricostruzione delle abitazioni danneggiate da un evento sismico, quando i cantieri ricadano in aree di interesse archeologico.

Grande spazio viene riservato poi all’accessibilità e alla fruizione ampliata, con la convinzione che fruire di musei, monumenti, complessi monumentali, aree e parchi archeologici significhi prima di tutto potervi accedere fisicamente e in secondo luogo essere messi in grado di poterne comprendere i contenuti storici e culturali, alla digitalizzazione del patrimonio culturale

Anche la realizzazione di un “Inventario nazionale dei siti e dei ritrovamenti”, la digitalizzazione dei dati di archivio e la pubblicazione del materiale inedito storico sono pensati non solo per la crescita della conoscenza ma anche in funzione della velocizzazione delle procedure di autorizzazione dei vari interventi sul territorio.

Spesso gli archeologi sono accusati solo di rallentare o bloccare i lavori: si costruisca un grande archivio digitale che consenta con un click di dare risposte rapide e affidabili, prima ancora di progettare un’opera, prevedendo così tutte le forme possibili per rendere compatibili tutela del patrimonio e modernizzazione del Paese. Si eviterebbe definitivamente il ricorso a quello strumento rozzo e pericoloso del “silenzio-assenso”, senza per questo allungare all’infinito i tempi dei pareri.

Per questo serve uno strumento conoscitivo integrale e pubblico, un vero portale nazionale, da integrare agli altri strumenti di catalogazione o di digitalizzazione del MiBACT, delle Regioni, dei Comuni e di ogni altro Ente si occupi di pianificazione e di intervento nelle città e nei territori.

Le Associazioni firmatarie del documento sono: ANA – Associazione Nazionale Archeologi; API – Archeologi Pubblico Impiego MiBACT; ARCHEOIMPRESE – Associazione delle imprese archeologiche; ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale; CIA – Confederazione Italiana Archeologi; CNA – Confederazione Nazionale Artigianato e p.m.i. – Unione nazionale artistico e tradizionale; Consulta di Topografia Antica; FAP – Federazione Archeologi Professionisti; Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia (Consulte di: Preistoria e Protostoria; Archeologia del mondo classico; Archeologie postclassiche; Numismatica; Studi dell’Asia e dell’Africa); LEGACOOP Produzione & Servizi; Mi Riconosci? sono un professionista dei Beni Culturali.



PUBBLICATO IN https://www.huffingtonpost.it/entry/proposte-per-un-recovery-plan-fondato-sul-nostro-patrimonio-culturale_it_5fec4d94c5b6e1ce833df71f?utm_hp_ref=it-homepage
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