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Una bella esperienza alla mostra del cinema di Venezia

Un’esperienza straordinaria vedere tre film in sequenza in una mega sala con altre centinaia/migliaia di altri appassionati di cinema. Qiqiu (palloncino) primo film visto, decisamente il migliore; film tibetano di Pema Tseden, bellissimo nella descrizione dei paesaggi e dei personaggi, tenero e drammatico, in una società pastorale fortemente intrisa di religione, convinta della reincarnazione dei morti anche nella stessa famiglia ma al tempo stesso toccata dalla modernità, comprese il ricorso agli anticoncezionali (i preservativi sono usati come palloncini da ignari e giocosi bambini). Raggiunge livelli altissimi di poesia la scena finale con il papà che porta due veri palloncini rossi ai figli, felicissimi per pochi secondi: un palloncino scoppia, l’altro vola in alto con gli sguardi rivolti al cielo dei vari protagonisti di questa bella storia.
Film potentemente drammatico, capace di comunicare una molteplicità di emozioni non senza imbarazzi, Madre di Rodrigo Sorogoyen, con protagonista una bravissima Marta Nieto: di grandissimo pathos la sua recitazione nei primi tragici minuti del film nel tentativo a distanza di salvare suo figlio; poi nella parte di una donna spenta dal dolore inconsolabile della perdita del figlio. altro protagonista l’oceano con le grandi spiagge e le onde. Temi centrali l'abbandono e l'amore, espresso in tante forme, compreso quella ambigua e spiazzante del rapporto con un ragazzo di sedici anni, la stessa età che avrebbe avuto suo figlio.
Terzo film del giorno e terzo anche nella provvisoria classifica personale Seberg di Benedict Andrews, la storia di Joan Seberg diva del cinema degli anni 60 che decide di sposare e sostenere le proteste del movimento nero antirazzista delle Black Panthers e del gruppo di Malcom X e per questo diventa oggetto di spionaggio e azioni di discredito da parte della FBI. Film ben fatto e interessante ma debole, un po’ stereotipato e privo di caratterizzazione credibile dei personaggi, soprattutto della protagonista.
Annusata anche l’euforia per l’arrivo delle star all’approdo dell’Excelsior addirittura per Rocco Papaleo! Ressa di fotografi e di fans per chiunque purché sia più o meno divo (a me ha fatto piacere incontrare e salutare il grande Vincenzo Mollica).
Bella la mostra di ritratti, opere uniche realizzate con polaroid geant, di attori registi musicisti che hanno frequentato la rassegna.
Un capolavoro assoluto! Woman di Anastasia Mikova, Yann Arthus-Bertrand. Un film documentario sulle donne nel mondo, su amore, lavoro, famiglia, figli, sesso, violenza, forza. testimonianze in primo piano di decine di donne di tanti paesi, tante culture e in tante lingue, intervallate a splendide immagini, quasi fotografie. Ho pianto, ho sorriso, mi sono vergognato, mi sono incazzato, ho gioito per il coraggio, la determinazione, la forza, la positività, come le migliaia di altre persone che poi hanno dedicato molti minuti di meritatissimi applausi ai registi attori e autori di questo capolavoro (che spero di portare presto a Santa Chiara a Foggia). Ovviamente ora Woman conquista nella mia personale classifica il mio primo posto che difficilmente altri film potranno conquistare).
Gran film Adults in the room di Costa-Gavras! Film politico come Costa-Gavras sa fare che racconta con un punto di vista chiaramente dichiarato la tragica vicenda greca nei mesi immediatamente successivi alla vittoria elettorale di Tsipras. Vero protagonista del film è Varoufakis, peraltro autore del libro da cui il film è tratto. Si denuncia il trattamento duro e umiliante della Troika, la durezza della Germania e in particolare di Wolfgang Schauble, l’inconsistenza dell’Eurogruppo, l’ambiguità di altri paesi europei, con una conclusione fa tragedia greca con il ballo interpretato dai vari premier europei. Un omaggio al popolo greco da anni sottoposto a una vera crisi umanitaria e non solo economica.
Ho visto poi Rialto, film irlandese di Peter Mackie Burns. Film coraggioso che tocca temi forti e anche alquanto scabrosi. Un quasi cinquantenne che lavora al porto in una ditta che smista container cade in profonda crisi a seguito della morte del padre, non molto amato e con una presenza pesantemente negativa ma al quale sembra legato(in realtà non si coglie chiaramente il ruolo di questo padre). Crisi che diventa generale, con la perdita del lavoro, per una famiglia che non sente sua con pessimi rapporti con il figlio, per il suo alcolismo e infine per la sua sessualità. Scopre una omosessualità passiva, si lega e diventa quasi dipendente da un ragazzo bulletto che paga per fugaci rapporti sessuali. Il film in realtà non riesce a comunicare dolore, smarrimento, crisi ma quasi solo fastidio. Insomma un approccio alquanto superficiale a tematiche così delicate . Il miglior commento è stato il deboliscono brevissimo applauso alla fine del film pur alla presenza del regista, degli attori e dei produttori.
Ultimo film visto della nostra breve presenza alla mostra veneziana è Chola film indiano di Sanal Kumar Sasidharan. Bel film sul complesso tema del rapporto di potere tra i generi, con la netta dominazione dei maschi. una breve fuga di due fidanzatini si trasforma in tragedia con la violenza sessuale della ragazza da parte del ‘capo’ del ragazzo, totalmente dipendente da lui e incapace di prevedere i rischi e contrastare la violenza, con la sottomissione della ragazza e infine con la morte tragica dei tre. Ottima interpretazione degli attori che comunicano lo stato di sopraffazione, di paura, di dolore, di angoscia, splendida la fotografia in particolare per i paesaggi, potente la rappresentazione della natura, anche se non tutto risulta convincente come il fiacco applauso a fine proiezione ha sottolineato.

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