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Chiusura di Archeologia a Unifg: la testimonianza di Vasco La Salvia

In merito alla Chiusura del Corso di Studio Magistrale in Archeologia presso l'ateneo foggiano.
Ci si immagina, nel mondo attuale, che io ne possa gioire (e l'attuale struttura accademica è pensata affinché io mi abitui a credere veramente che per me e il mio Ateneo tale chiusura rappresenti seriamente un vantaggio). Tuttavia, continuo a ritenere che la concorrenza ad ogni costo non generi per forza conoscenza ma al contrario tenda a creare solo dei mostri, dei luoghi 'aspecifici' in cui si da burocratizzazione del sapere e non si trasformano le conoscenze in informazione. La competizione, la competitività non può e non deve essere eletta a valore assoluto. Essendo un modesto Ricercatore, lo vado dicendo a molti colleghi, ed a molti Ordinari di settore in particolare, da molto tempo, che lasciando da parte diatribe di scuola o personali, occorre costituire un fronte di resistenza 'fisica' alla nostra prossima obliterazione accademica, cancellazione di cui Foggia non rappresenta che un singolo ed ulteriore passo. Inoltre, dobbiamo prendere coscienza che tale modello di comportamento anti-accademico (che il caso foggiano esplicita) estrinseca, in realtà, una profonda ed imbarazzante tendenza generica e generale dell'Esecutivo in direzione di un netto ridimensionamento (quando non di reale chiusura) della struttura pubblica, democratica e di massa dell'istruzione superiore in Italia: concetti che oggi da molti derisi (a cominciare da quei posseduti dei pentasiderali) ma che non solo hanno costituito la spina dorsale dell'Italia antifascista uscita dalla Resistenza ma che hanno consentito l'accesso all'educazione a milioni di persone di ogni ceto, religione e razza, facendo del nostro paese una nazione civile, una nazione propriamente europea. Fare, invece, finta che tutto ciò che accade riguardi solo G. Volpe (e suo solito supposto egocentrismo, del quale deve sempre pagare il fio ...) ed i colleghi di Foggia non solo denota miopia accademica ma anche grave servilismo politico (che supinamente accetta il pensiero dominante) e concreta incapacità di analisi storico-sociale. Per questo la mia totale solidarietà.
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