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La neve era sporca
Ho letto con grande piacere un bel romanzo di George Simenon, (la neve era sporca, ed. Adelphi),non uno di quelli della serie Maigret per i quali il prolifico autore belga è molto noto, ma uno dei romanzi cosiddetti seri (romans durs, "duri"). Dopo la mostra vista recentemente a Bologna, l'interesse per Simenon si è molto sviluppato e mi ha fatto piacere leggere questo romanzo regalatomi da un'amica.
Ambientato in un non meglio precisato paese occupato da una forza straniera (il Belgio o la Francia sotto i nazisti), in una situazione oggi tornata tristemente attuale, è la storia del giovane Frank Friedmaier, figlio arrogante e scontroso della tenutaria di una casa d’appuntamenti, viziato, ricco, con un disprezzo anche per i soldi, spendaccione, circondato da "amici" balordi che trafficano con le truppe di occupazione, autore di ben due omicidi, che infine, incarcerato, conosce un processo di autoanalisi in una prigione nella quale è interrogato da un anziano grigio burocrate. In qualche modo si redime, senza voler comprensione o perdono per tutte le sue malefatte. Scritto meravigliosamente, come sempre da Simenon, è un romanzo profondo, duro, capace di scavare a fondo nella psiche e interrogarsi sulla natura umana e anche su certa banalità del male. Non è estraneo anche il sentimento dell'assenza del padre (che emerge in alcuni momenti in Frank).
Simenon con la metafora della "neve sporca", simbolo del sudiciume umano di una situazione legata alla guerra e all'occupazione violenta da parte di occupanti, propone un libro nero, che ben illustra la mancanza totale di purezza e candore (che sarebbero tipici della neve) in Frank, vero protagonista dannato. Il finale apre uno spiraglio. Bellissimo.
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