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Le parole di Boldini applicate a Foggia

Gli ultimi giorni hanno lanciato alcuni messaggi potentissimi di novità e di cambiamento. A livello mondiale, con la scelta di papa Francesco, la Chiesa ha dimostrato, dopo le recenti polemiche, le trame, le crisi, e, infine, le coraggiose dimissioni di papa Benedetto XVI, una straordinaria capacità di cogliere il segnale proveniente dai credenti di tutto il mondo, preferendo una guida lontanissima dalle logiche della curia romana, vicina alle persone che soffrono e ai poveri, semplice, umile e straordinariamente umana. Una scelta che anche per i non credenti rappresenta un importante messaggio di fiducia e di speranza.

Ma, tralasciando le questioni di fede e le coraggiose scelte dei cardinali e guardando ai fatti che ci riguardano più da vicino in quanto cittadini italiani, una forte accelerazione nel senso di un vero e positivo cambiamento è venuta dalla scelta dei nuovi presidenti delle due Camere del Parlamento. Di un Parlamento che, peraltro, vede per la prima volta una presenza prevalente di nuovi eletti, con moltissimi giovani e moltissime donne.

Pur prescindendo dalle valutazioni politiche che ognuno vorrà dare, non si può non essere d’accordo sulla portata della novità costituita dall’affidamento della presidenza a due neo-eletti, pochi giorni dopo aver fatto il loro primo ingresso. Una novità da non confondere con la retorica del nuovismo, con l’improvvisazione, con il dilettantismo: non basta essere giovani o donne per rappresentare novità positive. Anni fa una scelta ‘nuova’ fu fatta con la giovanissima Irene Pivetti, e si è visto come è andata a finire. Sono anzi convinto che sia da rifiutare l’insistenza retorica sulle ‘persone normali’ su ‘l’uomo della strada’ eletto in Parlamento o ad una carica rappresentativa di rilievo: in Parlamento, al governo del paese o di una città, alle cariche di responsabilità dovrebbero essere preferite persone selezionate perché portatrici di novità positive, di dimostrate competenze, di storie di impegno e di capacità, di una credibilità costruita nel tempo nei diversi settori della società. Persone, che, conservando la normalità (una dote assai apprezzabile) ed evitando la arroganza e la spocchia di tanti politici, rappresentino il meglio di una comunità. Molti politici amano utilizzare retoricamente, al momento del voto, la formula: «sono uno come te». A costoro verrebbe da dire: «Perché devo delegare ad una certa carica uno uguale a me? Ci vorrebbe uno meglio di me! Altrimenti perché non dovrei andarci io e dovrei delegare te?”». Una società che non sa seriamente selezionare la propria classe dirigente è una società destinata al declino.

I nuovi parlamentari e Presidenti delle Camere Laura Boldrini e Piero Grasso hanno alle loro spalle anni di impegno civile e professionale, la prima nel sociale, nelle zone di guerra e di crisi umanitaria, a difesa dei rifugiati, delle vittime della fame e delle malattie, il secondo nella guerra alla mafia, allievo di Caponnetto e collaboratore di Falcone (che non a caso ha ricordato, insieme ad altre vittime della mafia e del terrorismo nel suo discorso). I loro discorsi di insediamento sono stati bellissimi, ricchi di sentimento e di valori: sono finalmente discorsi che ci fanno sentire orgogliosi di quelle Camere, discorsi vicini alla forza innovatrice del discorso di insediamento di Barack Obama e lontanissimi dalle trite, vuote, tristi, parole rituali di tanti politici di professione.

Ripercorriamo alcune parti di quei discorsi così carichi di forza, di passione, di speranza, pronunciati da nuovi Presidenti. «Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. È un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno», ha detto Laura Boldrini. E ha aggiunto: «Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile». E, ancora, una bellissima definizione di quella che dovrebbe essere ogni sede della decisione pubblica: «Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani».

Piero Grasso ha insistito sulla legalità, sulla giustizia, sul rispetto delle regole: «Giustizia e cambiamento: questa è la sfida che abbiamo davanti». E da neofita della politica ha aggiunto: «Penso a questa politica alla quale mi sono appena avvicinato che ha bisogno di essere cambiata e ripensata dal profondo, nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini ci hanno mandato e ci mandano e ci continuano a mandare». Infine, anche per lui il sogno della trasparenza: «Sogno che questa aula diventi una casa di vetro e che questa scelta possa contagiare tutte quante le altre istituzioni».

Le parole della Boldrini sono valide anche per Foggia e per la Capitanata, un territorio con drammatici problemi economici e sociali, con una dilagante povertà vecchia e nuova, con tassi preoccupanti di disoccupazione, con storie di emarginazione, una terra di immigrazione e di diritti negati. E, allo stesso modo, anche le parole di Grasso suonano come uno sprone a combattere senza paure e senza accondiscendenza alcuna le mafie, la delinquenza organizzata, le connivenze tra politica, affari e malavita: parole quanto mai attuali in occasione della Giornata della Legalità nel ricordo di Francesco Marcone e delle altre vittime foggiane della mafia e del racket.

Bisognerebbe saper trarre una lezione importante da queste recenti e coraggiose scelte, dai forti segnali di cambiamento e di svolta che questi ultimi giorni ci hanno offerto. Coerentemente con la forte domanda di partecipazione, di trasparenza, di onestà, di rigore etico, di competenza, di equità, di giustizia sociale che, sia pure spesso in forme ancora confuse ed anche ambigue, emerge con sempre maggiore forza. Dovrebbero farlo tutti, i partiti, i sindacati, le associazioni di categoria, le istituzioni e la stessa società civile, dimostrando di sapersi liberare dalla paura del cambiamento, dalle prigioni dalla cattiva politica del passato più vecchio e screditato, dalle catene che, al contrario, ancora recentemente la Capitanata ha dimostrato di non essere completamente in grado di rompere.

Articolo pubblicato in L'Attacco, 21.3.2013, pp. 1, 22.


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