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Musei e territorio

Continuo a ricevere critiche a proposito della presunta "separazione" dei musei dalle soprintendenze; mi si fa notare che in particolare i musei archeologici sono strettamente legati al territorio, si arricchiscono con l'apporto dei risultati scientifici e dei materiali di nuovi scavi: verissimo! ne sono convintissimo anch'io; ma non capisco quale sia il problema vero e faccio un esempio già verificabile. A Palermo la mia cara amica Francesca Spatafora, ottima archeologa con grande competenza anche negli aspetti museali, sia gestione sia comunicazione, è una dirigente e dirige il Museo archeologico regionale Antonio Salinas; sta facendo un miracolo, addirittura facendo vivere un museo con tante iniziative mentre è chiuso (da anni) in attesa della ristrutturazione in corso. E' una archeologa, non una generica manager. Come Christian Greco, egittologo, al Museo Egizio di Torino, che sta facendo rivivere quel museo divenuto col tempo un po' 'polveroso'. Quando si inaugurerà il Salinas, sono convinto che sarà un bel museo e che attirerà tanti palermitani e siciliani e tanti turisti. Con Francesca abbiamo allestito la sezione archeologica di Palazzo Branciforte, cpn soluzioni innovative e anche un avanzatissimo progetto multimediale. Non credo che la direzione affidata ad un dirigente che non sia il soprintendente  porti il Salinas ad essere estrapolato dal suo territorio e anche dal rapporto con la soprintendenza e con le altre strutture della cultura. Solo c'è un archeologo con provata esperienza museale a dirigere un grande museo e ad occuparsene in maniera totale. E' quanto si vuole fare anche a Taranto o a Reggio Calabria, o a Napoli o a Paestum e negli altri musei-siti selezionati. Spero che i soprintendenti non si sentano espropriati dal fatto che un loro collega si occuperà di far vivere il più grande museo della regione e un altro loro collega si occuperà dellla costruzione di un vero sistema museale regionale e che non si arrivi all'assurdo (ma siamo in Italia!) che si avviino conflitti tra musei e soprintendenze, che queste ultime non vogliano più affidare i reperti dei nuovi scavi ai musei diretti da altri dirigenti, e altre follie di questo tipo. Insomma tutto dipenderà dall'applicazione della riforma, dalla reale volontà di reclutare persone capaci e qualificate a dirigere i musei, dai rapporti interni ad ogni Commissione regionale per il patrimonio culturale, dalla capacità di fare squadra e di lavorare insieme, superando la difesa di piccoli recinti e di rendite di posizione. La discussione che vedo avviata non fa ben sperare: in tanti si limitano solo a contestare ciò che manca o è stato eliminato e non a indicare ciò che è stato cambiato e alle novità introdotte. Dipenderà dalle persone! In Italia siamo specializzati nell'applicare male anche norme ottime. Spero che non accada anche in questo caso. Ne va del futuro del patrimonio e  cioè di un bene comune, che, lo ricordo, non è proprietà privata nessuno, nemmeno di archeologi, storici dell'arte, archivisti, bibliotecari.

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