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Napoli al Louvre. Presta l’arte e non metterla da parte

Il ministro Gennaro Sangiuliano è stato di recente a Parigi, al Louvre, per incontrare la direttrice del prestigioso museo francese e discutere con lei di collaborazioni, in particolare a proposito della grande esposizione di opere del Museo di Capodimonte al Louvre, Naples à Paris. Le Louvre invite le musée de Capodimonte, che si inaugurerà il prossimo 7 giugno e si protrarrà fino all’8 gennaio del 2024.

Si tratta di un grande progetto di collaborazione, il cui merito va attribuito in particolare all’ottimo direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger, uno dei migliori nuovi direttori posti a capo dei principali musei italiani a seguito delle riforme Franceschini. Uno dei direttori stranieri (per la verità tutti europei) la cui presenza ai vertici dei musei l’attuale ministro ha più volte dichiarato di voler limitare fortemente. Bellenger è il direttore che nel corso degli ultimi anni ha notevolmente rilanciato il museo napoletano e anche – cosa forse ancor più rilevante - il suo straordinario bosco, ricucendo un rapporto con la città e con le atre istituzioni culturali.

La mostra parigina prevede l’esposizione di una sessantina di capolavori delle collezioni di Capodimonte, messe in dialogo con opere d’arte del Louvre, oltre a una serie di importanti iniziative collaterali. Il Louvre intende dare grande risalto, destinando importanti spazi (Salon Carré, Grande Galerie, Salle Rosa, Salle de la Chapelle, Salle de l'Horloge) tanto da annunciare una “vera stagione napoletana a Parigi”. 

Il ministro Sangiuliano ha giustamente dichiarato che «quella del Louvre sarà una bella vetrina per Napoli, perché l’esposizione dei capolavori di Capodimonte sarà accompagnata da una stagione culturale dedicata a Napoli, che presenterà al pubblico francese la storia, la letteratura, la musica, il teatro e il cinema della città partenopea». Molto, molto bene.

Una domanda sorge spontanea. Come si rapporta questo progetto con le recenti dichiarazioni strategiche in materia di prestiti di opere d’arte per le mostre in Italia e all’estero? Nel suo atto di indirizzo politico, di recente reso noto, nel quadro di una più volte ribadita volontà di ricavare proventi economici in tutti i modi dal patrimonio culturale, anche attraverso il pagamento di diritti per l’uso delle immagini e per i prestiti, il ministro Sangiuliano ha fortemente affermato l’intenzione di «ridurre al minimo i casi di concessione a titolo gratuito di beni culturali, mobili o immobili, anche in occasione di mostre o esposizione, in Italia o all’estero».

Ebbene, quanto pagherà il Louvre? O meglio, siamo più precisi: pagherà qualcosa per il prestito, oltre a farsi carico delle spese per il trasporto, per eventuali interventi di restauro e per l’assistenza di personale tecnico-scientifico italiano, come normalmente avviene nell’ambito di tali scambi culturali? E se realmente si imponesse un canone salato per il prestito, nel rispetto di quanto previsto nell’atto di indirizzo, quanto ci costerà la prossima mostra in Italia con pezzi provenienti dalla Francia (e da altri paesi), immaginando un trattamento analogo da parte dei prestatori stranieri, venendo meno la reciprocità dello scambio? E la richiesta di restituzione di pezzi archeologici, giunti per vie illegali al Louvre, avanzata giustamente dal ministro, non rischia di essere compromessa dalla pretesa di esosi canoni? È molto probabile che le mie domande restino inevase. Non ho dati in proposito, ma ipotizzo che per la concessione delle opere d’arte il Louvre non pagherà nulla o al massimo si tratterà di una cifra poco più che simbolica. E allora i progetti strategici tesi a “far cassa” affermati nell’atto di indirizzo? Varranno solo per i musei italiani, per le imprese italiane, per gli editori e per gli studiosi e studenti che vorranno usare immagini di beni culturali nelle loro pubblicazioni?

In realtà, una mostra come quella del Louvre rappresenta, come ha affermato lo stesso ministro, un grande occasione per valorizzare il patrimonio culturale italiano e, speriamo, anche per favorire la conoscenza di Napoli e l’ulteriore sviluppo del turismo culturale al Sud. Immagino che possa essere anche un’operazione di alto valore diplomatico, per rasserenare i tesi rapporti tra il Governo Meloni e la Francia. Da sempre la cultura e il patrimonio culturale sono, infatti, efficaci strumenti non di politica culturale ma anche che di azione diplomatica nei rapporti tra gli Stati, come sa bene proprio la Francia.

Ecco i veri risvolti, anche economici, che il patrimonio culturale può garantire, soprattutto se si mettono in campo politiche di alto profilo e se ci si avvale di personalità davvero competenti (e non solo di chi appartiene alla propria area politica). Così si favoriscono le imprese italiane e l’immagine stessa del nostro Paese (la buona reputazione è notoriamente uno dei principali motivi di successo, anche in campo economico). Così si fa bene all’Italia e agli Italiani. Non certo cercando di racimolare qualche spicciolo dal pagamento dei canoni di uso delle immagini: lo sa il ministro che finora hanno reso davvero somme risibili, che non coprono nemmeno il costo degli stipendi del personale incaricato di occuparsi di tali operazioni? Ecco un vero danno erariale! Quanto più renderebbe la libera circolazione delle immagini in termini di promozione della conoscenza del patrimonio culturale e di pubblicità ai musei, ai siti e ai monumenti italiani? Oppure il ministro pensa di aumentare così tanto i canoni da poter rendere davvero remunerativa questa procedura? Senza considerare il danno che così si provocherebbe alla promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca (art. 9 della Costituzione) e anche al mondo delle imprese culturali, creative e turistiche, e non solo.


Pubblcato:  Napoli al Louvre. Presta l’arte e non metterla da parte, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 2.3.2023, p. 17.

 


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