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Servi della gleba?

Produce una tristezza enorme e un senso di malessere e anche di vergogna, mentre contiamo quotidianamente i morti tra i medici e assistiamo grati al sacrificio quotidiano di infermieri, operatori sanitari, poliziotti, carabinieri, personale della protezione civile e tanti volontari (volontari sì, ricordiamocene quando si fanno le polemiche contro i volontari!) e mentre tanti professionisti, anche quelli della cultura, precari e senza garanzie, sono a casa senza alcuna forma di compenso e di futuro, leggere le lamentele di un funzionario su un sito noto per fare della polemica catastrofista e distruttiva a prescindere la sua ragione di esistere. Poverina, è 'costretta' al lavoro da casa, addirittura con usando il suo computer personale e la sua rete internet, sentendosi quasi un "servo della gleba" (potrei suggerirle qualche libro di storia medievale per capire a quale stato giuridico e sociale si sta paragonando). Forse l'unica scusante è lo stipendio - che comunque c'è, piccolo dettaglio da ricordare solo per rispetto di chi non lo ha - oggettivamente basso, ma questo è un problema non di questo momento ma generale, esito della sottovalutazione del lavoro di insegnanti e professionisti della cultura nel nostro Paese.
Per fortuna la stragrande maggioranza dei funzionari è di tutt'altra pasta: lavorano come e più di prima, con i mezzi che hanno, e anche con grande creatività oltre che con competenza e professionalità, ne approfittano anche per studiare, fare letture lasciate da tempo in sospeso, scrivere. Non dimenticano di essere anche ricercatori. Consapevoli anche di essere - noi tutti prescindendo dalle afferenze a diversi ambiti - dei 'privilegiati', sì dei privilegiati, con garanzie che altri non hanno e anche un mestiere tra i più belli: occuparsi per professione di cultura, di studio, di patrimonio culturale e del suo senso e valore per i cittadini e per la società contemporanea, anche in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo.

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