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Un'inspiegabile censura: lettera aperta al Rettore

Magnifico Rettore,
mi vedo nuovamente costretto ad esprimere il mio rammarico per una vicenda, a mio parere, di assoluta gravità, ad alcune settimane dalla segnalazione dello strano episodio relativo alla misteriosa sparizione dell’ISBN su molte pubblicazioni mie e di miei collaboratori presenti in UGov, sul quale sono ancora in attesa di una risposa ufficiale.
Mi riferisco al comunicato stampa relativo allo scavo archeologico condotto dal collega Danilo Leone a Orvieto in collaborazione con l’Università di Perugia. Dopo aver seguito la procedura corretta e aver ricevuto la bozza di comunicato predisposto dall’Ufficio Stampa dell’Università, questo è stato prima modificato, non senza errori, con tagli alla dichiarazione di chi scrive dal portavoce del Rettore, ancora una volta impropriamente sostituitosi al ruolo di responsabile della comunicazione dell’Università (diversamente da quanto prevede la L. 150/2000, art. 7). A seguito della richiesta di ripristinare la dichiarazione originaria, questa è stata eliminata del tutto, sostituita da una Tua dichiarazione, senza nemmeno che io ne fossi personalmente informato. Preciso che saremmo stati ben felici di un legittimo e anche opportuno intervento del Rettore, in aggiunta alla voce dei docenti, come in tante altre occasioni, anche recenti, è accaduto. Ovviamente, a seguito di tali spiacevoli episodi, si è ritenuto di rinunciare al comunicato.
Non posso non considerare tale intervento come censorio e lesivo non solo dei diritti costituzionali di libera espressione, ma anche e soprattutto delle più elementari norme di rispetto del lavoro e della dignità di un docente e di un gruppo di ricerca. Lo scavo di Orvieto, come altri in corso, non rappresenta una ricerca isolata, ma rientra in un ampio progetto di un’intera area scientifica. La giustificazione da Te addotta, riferitami dal neo Direttore del mio Dipartimento (“d’ora in poi i comunicati si limiteranno alle dichiarazioni del responsabile dell’attività e del Rettore”) appare bizzarra e per più versi inaccettabile: non potranno più rilasciare dichiarazioni i Direttori di Dipartimento o i coordinatori di gruppi di ricerca? Mi sarei molto meravigliato, e ugualmente indignato, se un trattamento analogo fosse stato riservato ad altri colleghi, responsabili di altri eccellenti gruppi di ricerca della nostra Università.
Ti chiedo verso quale modello di Università ci stiamo progressivamente orientando? Un docente avrà ancora il diritto di esprimersi liberamente, di comunicare i risultati di una ricerca condotta dal suo gruppo? E un docente avrà anche il diritto di ricevere risposte e non solo uno sprezzante silenzio?
Dispiace dover porre, ormai in pieno clima estivo, queste questioni, dopo la recente vivace discussione sull’uso delle toghe (su cui peraltro sono decisamente d’accordo).
A Te, appassionato lettore di Voltaire, ricordo le sue parole: «Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu le possa esprimere».
Vorrei anche precisare che non è corretto derubricare questi episodi a questioni personali – come strumentalmente si vorrebbe far credere –, perché toccano l’essenza stessa della vita democratica di una comunità accademica, a fronte di un diffuso e preoccupante silenzio, riscontrato anche in occasione di clamorose recenti decisioni e dimissioni di autorevoli colleghi. È per questo che mi permetto di ricordare a tutti noi alcuni noti versi, che ebbi modo di citare alcuni anni fa in un’assemblea della CRUI, per far notare a vari colleghi rettori che tacevano di fronte a quanto stava accadendo a danno delle università meridionali (e anche della nostra), che nessun uomo, e nessuna università, è un’isola.
Un caro saluto e auguri per le prossime vacanze.
Foggia, 28.7.2014                                                                                                                                                                  Prof. Giuliano Volpe

Nessun uomo è un'isola
Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare
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