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'Le vie maestre' nella lettura della giovane studentessa Ilaria Acquaviva

È stato un piacere per me leggere e analizzare attentamente l’ultimo libro del Magnifico Rettore dell’Università di Foggia G. Volpe “Le vie Maestre”. Credevo trattasse di archeologia, essendo il Rettore un autorevole archeologo, e invece, sono rimasta piacevolmente sorpresa quando ho constatato che assieme all’archeologia c’era molto altro. Le altre sue due passioni: l’università e la politica. Pane per i miei denti.

Sono un po’ anomala per la mia età, ai romanzi, ai film spesso preferisco libri di attualità, quotidiani, trasmissioni politiche e di inchiesta. Non mi annoiano, anzi nutrono la mia continua volontà di essere sempre connessa con il mondo che mi circonda. È questo forse il motivo per cui ho trovato “Le vie Maestre”  un libro appassionante e appassionato, pieno di riflessioni e di speranze. L’ho trovato famigliare. Mentre lo leggevo avevo l’impressione di scorrere sotto gli occhi pensieri, parole che la mia mente condivideva appieno. Non credo questo sia dovuto soltanto al fatto che condivido con l’autore le stesse idee politiche, credo che chiunque si consideri alternativo al pensiero destroide possa leggere queste 260 pagine in maniera avvincente.

 “Le vie Maestre” è una raccolta di articoli pubblicati dal Rettore sull’Attacco, giornale sul quale cura una rubrica settimanale. Il titolo non è messo a caso. Nasce da un gioco di parole con la denominazione della strada nella quale il Rettore abita a Foggia, nel centro storico, via Le Maestre. Il titolo richiama, quindi, la scelta di vivere a Foggia, di privilegiare la parte vecchia della città sia per la residenza personale sia per le politiche edilizie dell’università, sottolineando, da buon archeologo, LA CENTRALITA’ DELLA STORIA E DELLA CULTURA. Il titolo tenta, soprattutto, di evidenziare lo sforzo nel cercare le vie da percorrere, purché siano vie maestre. Emerge così anche l’importanza che l’autore assegna ai maestri e quindi alla scuola, alla formazione. 

Il concetto più ricorrente nel libro è l’importanza della scuola, dell’università, dell’istruzione. Bisogna combattere i provvedimenti che mirano a distruggere le Università più giovani, come quella di Foggia, raccontando la bugia che in Italia le Università sono troppe e andrebbero chiuse. Falso! Per milione di abitanti il nostro Paese ha meno università rispetto a Spagna, Regno Unito, Germania, Francia, USA… Obama nel suo discorso d’insediamento disse che in un momento di crisi un paese che non investe sulla formazione, sulla ricerca, sui giovani è come il pilota di un aereo in avaria che per alleggerire il peso del velivolo e salvarlo, decida di gettare il motore e il carburante! 

Solo la crescita culturale e la formazione sono in grado di costruire comunità libere, cosmopolite, riflessive, tolleranti, aperte al confronto.

Parole, queste, che mi fanno riflettere parecchio. Quanto tollerante, riflessiva e cosmopolita è la società italiana di oggi? Domenica scorsa ad Orsara, ad un aperitivo letterario, si è parlato di integrazione. Nel dibattito sono venute fuori diverse opinioni, come è normale che sia, e gli episodi subito saltati alla mente sono stati quelli che hanno visto protagonista la nostra ministra dell’integrazione, Kyenge. Dagli apprezzamenti che l’hanno vista paragonata ad un orango all’accoglienza a suon di banane. Nel 2013 questa è l’istantanea di un Paese a dir poco imbarazzante! Nonostante ciò, interi schieramenti politici continuano a considerare di minore importanza le battaglie dei diritti umani rispetto a quelle economiche! Come è possibile? Deve esserci sempre qualcosa di più importante del raggiungimento di un traguardo di civiltà? È come dire: l’importante è avere un lavoro, poi se sono vittima di mobbing perché nero o omosessuale o meridionale non importa! Devo essere una persona felice perché ho comunque uno stipendio a fine mese! Basta nasconderci dietro un dito! Ci sono provvedimenti sul piano dei diritti umani che non possono più aspettare! Non possiamo arretrare nella difesa dei diritti, dobbiamo allargare lo sguardo a chi non li ha!

Torna a questo proposito l’importanza dell’ESEMPIO.  Il Rettore nel libro ne parla. Se non abbiamo dei rappresentanti e quindi dei politici che ci danno il buon esempio come possiamo auspicare comportamenti,  gesti migliori? Non credo che se nessun rappresentante della Lega avesse insultato la Kyenge qualcun altro dal basso si sarebbe permesso di farlo! Siamo in carenza di buoni esempi e ne abbiamo di bisogno come un malato terminale ha bisogno di ossigeno!

“Le vie Maestre” è un libro appassionante perché leggerlo è come frequentare, conoscere il Rettore. Dalle pagine emergono anche suoi lati personali (è emozionante la parte in cui parla delle sue origini, della sua famiglia, della sua casa senza libri, della fortuna nell’incontrare docenti non solo professori ma maestri di vita, degli anni dell’università a Bari, delle borse di studio che gli hanno permesso di studiare, dei suoi dottorati di ricerca, della sua carriera di docente universitario fino alla nomina di Rettore dell’Università di Fg). Leggendo la sua biografia si comprendono meglio la sua personalità, le sue scelte, le sue idee.

È un uomo che combatte per il diritto allo studio, per la salute delle scuole e delle Università pubbliche, per la custodia dei beni culturali e paesaggistici , per l’emancipazione del Sud, per concetti che oggigiorno sembrano alieni: meritocrazia, credibilità e trasparenza.

Il “merito” non coincide, come spesso si ritiene, solo con il talento, che è una dote innata, e in quanto tale donata ad alcuni e , purtroppo, non ad altri. Il talento è solo una parte, quasi minima. Il “merito” coincide principalmente con l’impegno, il lavoro, la fatica, lo studio, la determinazione, la forza di volontà. Si dovrebbe parlare di “merito in democrazia”, cioè di pari opportunità offerte a tutti, prescindendo da censo, provenienza familiare e sociale, appartenenza politica, religiosa.

In Italia “meritocrazia” è una parola che suona male eppure meritocrazia e solidarietà sono le due facce di una stessa medaglia e cioè la forza di formare un gruppo, una comunità, un paese. Quanto sarebbe meglio se in questo paese ci fosse una forma di equilibrio nel valutare la BRAVURA, il TALENTO e la FORZA. Abbiamo una classe dirigente che per la maggior parte fa senso e questo perché? Perché da anni non la formiamo più. Da troppi anni non prendiamo più sul serio l’idea che dobbiamo scegliere quelli più capaci perché così ci guideranno meglio!

C’è un passaggio nel libro a tal proposito che mi ha fatto riflettere e che ho considerato estremamente veritiero: prendiamo per es il M5S. E’ nato fondandosi sull’idea di poter mandare in parlamento o addirittura alla presidenza della Repubblica persone comuni che si presentavano dicendo agli elettori “io sono come te!”. A cosa mi serve votare e affidare un compito così importante a uno come me? Ci vorrebbe uno meglio di me! Altrimenti perché non dovrei andarci io e dovrei delegare te?  Ciò però non vuol dire costruire una politica elitista con la visione del “politico professionista come eroe” ma vuol dire che dobbiamo costruire una società diversa, a misura d’uomo, del popolo e per il popolo, in cui il libero sviluppo di ciascuno sia condizione indispensabile per il libero sviluppo di tutti.

È un libro che parla di speranza , che invita i giovani a non mollare mai, a conservare la grinta, la voglia di cambiamento, la generosità, l’innocenza, la capacità di sognare in un mondo più giusto, meno precario, meno brutto, meno violento.                                                                                                       Grazie al Magnifico per la sua passione, per la sua mente e per questo libro che rientra nella sfera dei libri più importanti e cioè quelli che arricchiscono, che offrono spunti di riflessione ai più grandi, speranza e determinazione ai più piccoli.                 
Ilaria Acquaviva

Presentazione del libro tenuta a Orsara di Puglia, 02/08/2013
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