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Il secondo capitolo del commissario mongolo Yeruldelgger

Letto il secondo volume della trilogia di Yeruldelgger, il poliziotto mongolo dal nome impronunciabile della penna di Ian Manook (pseudonimo di Patrick Manoukian), scrittore francese di origini armene. Personaggio complesso e originale, gigante dai nobili principi ma capace anche di grandi violenze sia pure a fin di bene, un mix di monaco con poteri sovrumani e sbirro abilissimo e integerrimo, circondato da donne straordinarie sue fedeli alleate, come Solongo, medico legale e sua compagna, Oyun, bella e coraggiosa poliziotta, Saraa, sua figlia ribelle con cui ha un rapporto complicato, il piccolo geniale Gantulga. Ai quali si aggiunge in questo libro Zarza, francese di origine armena, poliziotto dei servizi segreti. Una trama molto complicata che si snoda tra la Mongolia, la Russia e la Francia, con vicende legate al traffico di bambini costretti a furto nelle città europee per alimentare un traffico di beni di pregio con la Mongolia, militari corrotti e violenti che gestiscono tali traffici, servizi segreti. E come al solito descrizioni splendide delle bellezze selvagge dei paesaggi e delle tradizioni mongole. Un bel libro (anche se sinceramente un po’ meno del primo, vedremo se anche del terzo, che dalle prime pagine lette appare molto promettente) che conferma le notevoli doti dell’autore. 


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