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Assurda esclusione dal voto degli studenti Erasmus
L’esclusione degli studenti universitari impegnati nel periodo di studio all’estero con il programma Erasmus è una assurdità, oltre ad essere del tutto anacronistico. È poi ancor più paradossale che questo accada con un governo che a parole si dice europeo ed europeista, un governo che formalmente parla di formazione, ricerca, cultura, aperture internazionali, ma che proprio in questi campi ha dato pessima prova. Anche in questo caso emerge chiaramente, infatti, quanto l’Italia stia facendo passi indietro e rischi di restare sempre più fuori dall’Europa, com’è chiaro in tutte le politiche che riguardano l’Università e la ricerca (basti pensare alla farraginosa e burocratica impostazione adottata dal ministro Profumo per i PRIN-Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, finanziati peraltro, in maniera del tutto inadeguata, con appena 38 milioni, a fronte di quasi 1500 progetti candidabili).
Eppure, una soluzione facilmente praticabile per consentire agli studenti Erasmus di votare all’estero sarebbe rappresentata dalla loro equiparazione ai ricercatori e ai docenti universitari impegnati, anche per periodi brevi, per motivi di studio all’estero.
Il progetto Erasmus è uno dei principali strumenti di integrazione europea, consente a migliaia di giovani studenti di effettuare esperienze formative e umane straordinarie, di stabilire collegamenti tra le università italiane e straniere: è, dunque, uno scandalo privare questi ragazzi del loro diritto di voto mentre sono ufficialmente impegnati in una attività universitaria. Un’esclusione che costituisce una grave responsabilità democratica, certamente non sanabile con gli sconti sui biglietti aerei.
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