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The Old Oak

Ho visto ieri The Old Oak, ultimo film di Ken Loach, con la sceneggiatura del suo fidato Paul Laverty. Ken Loach si conferma un regista fortemente politico, da sempre interessato ai problemi dei lavoratori e delle classi meno agiate, denunciando in ogni modo le forme di sfruttamento ed ingiustizia sociale. In questo film affronta un tema attualissimo come quello dell’immigrazione e della guerra tra poveri che viene a crearsi quando gruppi di immigrati vengono inseriti, forzosamente e senza coinvolgimento della comunità locale, in realtà disagiate, già colpite da una profonda crisi economica e sociale. Così nel film vediamo come ex minatori, ex sindacalisti impegnati in tante lotte, finiscono per manifestare posizioni oggettivamente razzistiche, fondate sulla paura alimentata dai social e da certa politica, poiché si vede nel nuovo “intruso” un nemico che rischia di mettere in crisi le ultime poche certezze, come la frequentazione di un pub, l’insegnamento nelle scuole, i pochi servizi sociali ancora attivi. Non mancano esempi di generosità e di solidarietà. Anzi sarà proprio la presenza del gruppo di profughi siriani, in particolare grazie alla protagonista, la giovane Yara, appassionata di fotografia, e al gestore del pub che si verrà a creare una nuova forma di solidarietà. Il film è come sempre ben girato, con una bella fotografia e un’ottima capacità di rappresentazione del contesto economico e sociale post industriale, ma indubbiamente pecca di eccessivo didascalismo. Pertanto il film finisce per essere alquanto poco credibile nel disegnare personaggi un po’ troppo in bianco e nero, nel disegnare improvvisi capovolgimenti di posizioni da parte di chi manifestava fino a poco prima un’ostilità nei confronti degli immigrati
e nel prevedere una conclusione troppo ispirata a buoni sentimenti. Poco convincente. Anche se Loach resta un grande regista.

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