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A ROMA LA STORIA ARRIVA IN METROPOLITANA

Una città che sta imparando a convivere con il proprio passato: la stazione-museo “Colosseo/Fori Imperiali” lungo il nuovo tratto della linea C della metropolitana è finalmente realtà

 

Testo di Giuliano Volpe

 

Dopo una lunga attesa è stata inaugurata a Roma la “stazione archeologica” della Metro C al Colosseo (vedi su questo stesso numero l’ampio articolo di Alfonsina Russo ed Elisa Cella). Non è la prima: già nel 2018 è stata aperta quella di san Giovanni. A breve sarà presentata la sistemazione museale della stazione di Porta Metronia, dove durante le escavazioni è tornata in luce una caserma di età romana. L’attenzione è però massima nel caso della stazione del Colosseo, anche per il suo forte valore simbolico: a due passi dal Foro Romano e dai Fori imperiali, in corrispondenza di quella collina Velia che fu totalmente sbancata all’inizio degli anni Trenta per realizzare Via dell’Impero, pensata sullo sfondo dell’Anfiteatro Flavio come scenografia per le parate militari, tra cui quella celebre con Adolf Hitler del 9 maggio 1938 che non promise niente di buono (vedi il bellissimo film di Ettore Scola, Una giornata particolare). Una stazione, dunque, ad altissimo impatto storico e archeologico, ma non priva di implicazioni politiche e ideologiche.

Eleganza, modernità e qualche pecca (se proprio vogliamo…).  Ho visitato la stazione e il giudizio di Vulpis nel complesso è positivo. La sistemazione degli spazi, estremamente ampi, è elegante, con strutture imponenti (spero anche funzionali: quando ci sono stato un paio di scale mobili erano già fuori uso!). Le vetrine che accolgono i reperti, in particolare quelli provenienti da una serie di antichi pozzi, con una forte valenza sacra e rituale, sono belle ed efficaci, e finalmente le didascalie sono in un linguaggio comprensibile. Certo, per leggerne alcune occorre una statura superiore al metro e ottanta (quanto ai bambini bisogna sistemarli in spalla), dal momento che le targhette sono messe in piano in vetrine disposte alquanto in alto; in altri casi servirebbero lenti di ingrandimento tanto sono minute le legende dei meravigliosi elementi architettonici esposti.

Il messaggio nell’insieme funziona. Un elemento di grande efficacia sono due grandi schermi con immagini in sequenza e un video che in pochi minuti racconta le vicende dell’area di Via dei Fori imperiali. Le architetture romane sono sovrapposte alla situazione attuale, mentre il racconto si estende alle trasformazioni del Novecento, uno dei momenti più bui dell’archeologia italiana e romana in particolare: il progetto fascista di sterri e sventramenti, eliminazione delle fasi post-antiche, evacuazione forzata di interi quartieri con i ben noti effetti devastanti anche sotto il profilo sociale. Un maggiore spazio al vivace dibattito degli ultimi decenni sulla fisionomia e il destino di quest’area non sarebbe stato inopportuno. Resta il fatto che la nuova “stazione archeologica” è uno degli esiti di un complesso e difficile progetto di archeologia urbana, che proprio a Roma ha conosciuto, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, una stagione straordinaria: basti pensare agli scavi della Crypta Balbi, tuttora un modello, e al suo bellissimo museo capace di raccontare in maniera contestuale e diacronica le vicende stratificate in quel quartiere.

Archeologia per la città.  A Roma per tanto tempo l’archeologia è stata avvertita come un problema, un impedimento, un fastidio. La moderna archeologia urbana si è definita – nella fortunata formula di Daniele Manacorda – come un’archeologia della e nella città, ma soprattutto come una archeologia per la città. Le “stazioni archeologiche” della metropolitana sono oggi un contributo importante per la capitale e per i suoi cittadini, stabili o occasionali. Non sono solo infrastrutture di trasporto, bensì luoghi in cui la città impara a leggere sé stessa, destinati a diventare spazi di consapevolezza critica, in cui il passato è restituito nella sua complessità. È qui che si misura la maturità culturale di una capitale: nella capacità di convivere con le proprie stratificazioni, anche quando sono scomode.

 

Giuliano Volpe

ordinario di Archeologia all’Università di Bari


VJ
STAZIONE COLOSSEO
Scorcio dell’allestimento museo all’interno della nuovissima stazione della linea Metro C.
(Foto Giuliano Volpe)


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