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MONUMENTI IN “MOVIMENTO”
MONUMENTI IN “MOVIMENTO”
LA SOLUZIONE A VOLTE C’È
Il rapporto tra arte contemporanea e contesti archeologici monumentali è delicato e spesso interpretato in modo superficiale tuttavia non mancano esempi virtuosi…
Nell’afosa estate del 2015 un giovane scultore ventottenne, Edoardo Tresoldi, scese alla stazione di Foggia diretto verso l’assolata pianura di Siponto, dov’era in corso un cantiere di restauro dei resti della chiesa paleocristiana, accanto al bell’edificio medievale della chiesa di Santa Maria. Il progetto, già approvato, prevedeva una semplice tettoia per proteggere i resti archeologici oggetto di scavi ascientifici alla ricerca del tempio di Diana – noto da un’epigrafe – condotti negli anni Trenta del Novecento dall’Ente Fascista Dauno per i Monumenti e per l’Arte. Il coraggio di Francesco Longobardi e Luigi La Rocca, allora rispettivamente direttore del parco di Siponto e soprintendente archeologo della Puglia, condusse verso una soluzione nuova oggi sotto gli occhi (ammirati) di tutti.
Valorizzare per far conoscere e viceversa. La vera novità è che l’installazione di Tresoldi a Siponto (Manfredonia - Fg) non ripropone nessuna delle varie fasi della chiesa paleocristiana, ma ne suggerisce forme, volumi e spazi. Alta quattordici metri, colpisce per la sua trasparenza e leggerezza (nonostante i quattromilacinquecento metri di reti elettrosaldate e un peso di sette tonnellate), quasi un ologramma, meraviglioso con l’illuminazione serale. Un’opera divenuta da allora la vera protagonista del sito, quasi mettendo in secondo piano l’interesse per le strutture archeologiche e attirando molti visitatori.
Parole d’ordine: emozione ed esperienza. Nel frattempo, le indagini sistematiche in corso a Siponto (vedi: AV n. 228) permettono oggi di inserire quella presenza in una visione più ampia del sito trasformando l’opera da icona isolata a componente di un paesaggio archeologico più complesso. Solo, infatti, garantendo un legame stretto tra ricerca e innovative soluzioni di valorizzazione si può offrire al visitatore un’esperienza completa e piacevole di conoscenza.
Dare (bella) forma alla sostanza. Da allora la ricerca di soluzioni artistiche si è andata moltiplicando, non senza esagerazioni, fraintendimenti, scelte incolte o solo apparentemente sperimentali. Se un sito si riduce solo a “location” per l’esposizione di opere d’arte, spesso mascherata da un presunto “dialogo”, il risultato è debole. Un vero dialogo tra linguaggi diversi nasce se ciascuno di essi riconosce nell’altro un dato essenziale e lo rielabora senza forzature o banalizzazioni. Poco convincenti sono, a mio avviso, soluzioni come quella adottata di recente nel Parco archeologico di Policoro, in Basilicata, dagli artisti Gijs Van Vaerenbergh, Selva Aparicio e Max Magaldi, dal titolo “Rovina inversa”, dove si propone la parte superiore del tempio arcaico in resina ingabbiata in una struttura reticolare in acciaio. E poco di artistico ha la ricostruzione del telamone di Agrigento, emblema di una cattiva valorizzazione.
Il “caso” città vecchia di Bari. Da alcuni anni sempre Tresoldi è impegnato in un’opera molto complessa, nella città vecchia di Bari, in località San Pietro, luogo della massima stratificazione della città, dall’età del Bronzo fino al Novecento, attraverso l’abitato peucezio e romano, la chiesa romanica, il monastero quattrocentesco, l’ospedale di età moderna, fino alle demolizioni dopo i danni della seconda guerra mondiale. L’artista in questo caso ha progettato una soluzione che enfatizza l’approccio stratigrafico proprio dell’archeologia, inglobando, quasi in una matrioska, le chiese, distinguibili anche grazie a soluzioni materiche diverse. La stratificazione qui non viene semplificata in un oggetto unitario, bensì assunta come principio compositivo, capace di restituire al visitatore la complessità storica del luogo. Un’opera d’arte che contribuirà al risanamento di un’area degradata e alla conoscenza, per cittadini e visitatori, della lunga storia di Bari, ora interessata da consistenti flussi turistici.
Giuliano Volpe
ordinario di Archeologia
all’Università di Bari
Dida
VJ. VJa
SIPONTO
Immagini diurne e notturne della chiesa paleocristiana con la scenografica struttura che ne ripropone l’ideale struttura originaria.
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