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Frate Leopoldo da Casamacchia
Stasera ho visto al cinema Dio Ride, di Giovanni Veronesi, un film tenero e profondo, leggero e capace di toccare temi complessi, commovente e divertente. Uno strepitoso Pierfrancesco Favino, che si conferma grandissimo attore, nella parte di Frate Leopoldo da Casamacchia, un paese che esiste solo nella sua fertile fantasia, analfabeta ma con una straordinaria capacità di raccontare il Vangelo in maniera divertente e al tempo stesso profonda, e di comunicare in maniera semplice, ingenua e spontanea il senso più autentico del messaggio cristiano, con storielle sulle parabole evangeliche che tutti comprendono, mentre la Chiesa in piena controriforma sa usare solo il linguaggio dell’inquisizione e della tortura. Un frate candidamente e ingenuamente rivoluzionario contro una Chiesa ottusa e chiusa nella difesa di sé stessa. Ottima anche la recitazione di Silvio Orlando nella parte del cardinale Maculani incaricato dal Papa di risolvere la questione ottenendo una abiura che avrebbe risparmiato la morte al Frate (così come aveva già fatto con uno dei più grandi scienziati della storia, Galileo Galilei) e che dopo aver conosciuto il frate predicatore, e avente apprezzato la sua autenticità, tenta con le armi a sua disposizione di evitargli torture e morte senza riuscirvi. Particolarmente toccante e denso anche di spiritualità il momento in cui i due pregano insieme recitando il padre nostro nella grotta che frate Leopoldo ha scelto come suo ricovero. Nell’anniversario francescano la storia di frate Leopoldo rilancia la potente semplicità rivoluzionaria del messaggio cristiano originario, che sa usare anche l’arma della risata. In qualche modo, il film di Veronesi richiama il tema com’è noto già affrontato da Umberto Eco ne Il nome della rosa e nel bel film che ne fece Jean-Jacques Annaud, ma con una impostazione volutamente ingenua: lì era il colto e arguto padre Guglielmo da Baskerville ad affrontare questioni dotte del pensiero aristotelico qui è l'ingenuo e analfabeta frate Leopoldo da Casamacchia ad affermare che Dio ride .
Il film non poteva che terminare con una frase di un rivoluzionario dei nostri tempi, Papa Francesco: “Si può ridere anche di Dio? Certo, non è una bestemmia. È come si gioca e si scherza con le persone che amiamo”.
Lo consiglio.
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